Beato Carlo d'Austria

Gesù Divina Misericordia

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Conferenza dell'Arcivescovo mons. Gianpaolo Crepaldi in occasione della presentazione del libro "Carlo I d'Austria".

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RELAZIONE SUL PELLEGRINAGGIO DI PACE DELL’UNIONE DI PREGHIERA BEATO IMPERATORE CARLO PER LA PACE TRA I POPOLI
Trieste, 23 ottobre 2010 e Gorizia, 24 ottobre 2010

Si è svolto a Trieste e a Gorizia, rispettivamente sabato 23 ottobre e domenica 24 ottobre 2010, l’annuale pellegrinaggio internazionale di Pace dell’Unione di Preghiera Beato Imperatore Carlo per la Pace tra i Popoli.
I significati del Pellegrinaggio internazionale di Pace e le motivazioni che hanno indotto a scegliere le città di Trieste e Gorizia sono stati illustrati ai giornalisti il giorno di lunedì 11 ottobre presso la sala conferenze del Circolo della Stampa a Trieste.

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Unione di preghiera Beato Imperatore Carlo per la Pace tra i Popoli

Sabato 23 ottobre 2010 - Trieste
Domenica 24 ottobre 2010 - Gorizia

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Le reliquie del Beato Carlo in Italia PDF Stampa E-mail
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A Brescia, dove vive l’Arciduchessa Caterina d’Asburgo, figlia dell’Arciduca Rodolfo è sorto un comitato che ha l’intento di far conoscere ed apprezzare la vita, l’opera e la santità del Beato Carlo d’Asburgo.
Nella Parrocchia di San Gottardo, sul colle della Maddalena, è esposta alla venerazione una reliquia “ex ossibus” del Beato.
L’Arciduca Rodolfo d’Asburgo, figlio del Beato Carlo, accompagnato dalla figlia e dai nipotini, aveva consegnato nella Basilica Santuario di Santa Maria delle Grazie,  la reliquia a S.E.R. Monsignor. Virgilio Mario Olmi, Vescovo di Brescia, durante la solenne Concelebrazione Eucaristica di domenica 21 ottobre 2007, giornata nella quale è fissata la memoria liturgica del Beato, in ricordo del suo matrimonio con l’Imperatrice Zita.
Sono state un forte richiamo a seguire l’esempio del Beato Carlo, le parole pronunciate durante l’omelia da S.E.R. Monsignor Olmi:

Man mano veniva meno all’imperatore Carlo la luce degli occhi, brillava nella sua mente la luce della fede e sulle labbra fioriva la preghiera.
Sostando con l’animo commosso di fronte alla sua testimonianza, come non ringraziare il Signore del dono che ci ha voluto offrire, per avere anche la forza di superare le nostre resistenze e le nostre incertezze?
Anche a noi il Signore, mentre ci chiede l’impegno della testimonianza, assicura la sua presenza e la sua grazia.
Ce ne rendiamo conto. La gravità della situazione attuale trova la sua causa principale nell’oscuramento della verità su Dio, e quindi sulla dignità dell’uomo. Se si oscura il senso di Dio, si oscurano anche i giusti rapporti dell’uomo con Dio e un indizio certo che i rapporti con Dio si sono sfilacciati o addirittura interrotti, è dato dal fatto che il cuore dell’uomo è malato di una grave malattia morale, l’egoismo: un sintomo grave è dato proprio dal fatto che si è perso la stima e la fedeltà della preghiera. Non se ne conosce il senso e l’importanza, per cui gli stessi segni della fede cristiana ci giungono sbiaditi; e indebolendosi il rapporto con Dio, anche i principi che stanno alla base di una ordinata convivenza civile perdono il loro vigore.
Di nuovo si ripresenta insistente la domanda: “Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà ancora la fede?” Cioè nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità, oggi, genitori, catechisti e in genere gli adulti vivono di fede e sanno educare alla preghiera? Il dubbio si fa insistente pensando alla fragilità dei matrimoni, alla diminuzione delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata.
Ma come per Carlo, il momento della prova divenne il momento della generosità, del rinnovato impegno di fedeltà alla famiglia, di dedizione per la giustizia e la pace, alimentato dalla preghiera e dalla fiducia nella Provvidenza, così anche per noi l’esempio del beato Carlo non solo susciti ammirazione, ma ci sia di sprone a riprendere ciascuno, nel proprio ruolo e secondo la propria vocazione, l’impegno di mettere Dio al primo posto, dando il giusto tempo alla preghiera e a mettere ordine nella nostra vita, perché nella famiglia e nella professione, nell’attività sociale e nella partecipazione alla vita della Chiesa, tutti ci sforziamo di essere fedeli a Cristo via verità e vita. Saremo allora certi che quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà ancora la fede sulla terra.
Il Signore ci conceda questo dono e il beato Carlo preghi per noi.

Alla solenne  funzione erano  presenti alti esponenti del  Sovrano Militare Ordine  di Malta, cui era iscritto anche il Beato Carlo  ed  anche altre autorità  cittadine.
S.E.R. Monsignor  Olmi ha poi affidato la reliquia a don Arnaldo Morandi, parroco di San Gottardo.
La cerimonia era stata preceduta tre giorni prima da una conferenza sul Beato Carlo I d’Austria con interventi del Prof Giorgio la Rosa, storico docente universitario, di S.E.R. Monsignor. Luigi Negri, Vescovo di San Marino e Montefeltro e dell’ Arciduca Rodolfo d’Asburgo che ha portato la propria toccante testimonianza di figlio:

Poter essere a Brescia oggi a commemorare con voi l’Imperatore Carlo d’Austria, mio padre è per me una grande gioia resa ancora più pregnante nel vedervi cosi numerosi, giovani e meno giovani che, come me, credono nei principi e nei valori che guidarono la vita del Beato.
Vorrei ringraziare il Comitato promotore nel nome del Suo presidente, Sua Eccellenza Monsignor Olmi, le autorità presenti, e voi tutti, per condividere questi momenti di riflessione.
Riassumere, in poche parole, la figura di mio padre, come uomo, non è impresa facile: ciononostante, i momenti più toccanti che, ancor oggi, a distanza di tanti anni, rimangono impressi nella mia memoria sono quelli che appartengono agli ultimi mesi della sua giovane vita. E così stasera, insieme a voi, vorrei ripercorrere quei ricordi …
E’ il 19 novembre 1921, festa di Santa Elisabetta. Dopo quasi un mese di viaggio, i miei genitori vedono apparire davanti ai loro occhi l’isola dell’esilio, Madeira. Il 19 novembre era un sabato, uno dei molti sabato ricchi d’importanti avvenimenti nella vita dell’ Imperatore: era stato cresimato un sabato, aveva ricevuto il Sacramento del Matrimonio ed era stato coronato Re d’ Ungherìa sempre un sabato. Era anche un sabato, quando, nel primo tentativo di Restaurazione, Papà, tornato in patria, entrò in Ungheria. Ancora un sabato doveva aver luogo il passaggio al nebbioso clima del Monte per la condizione disperata delle sue finanze e fu sabato primo aprile del 1922 quando Dio lo chiamò a Sé.
I primi tempi a Madeira passarono tranquillamente benché la mancanza della famiglia pesasse molto ai miei genitori. Erano mesi ormai che noi bambini, ancora confinati in Svizzera, aspettavamo il permesso degli Inglesi per poterli raggiungere a Madeira. Finalmente all’inizio di gennaio gli alleati diedero il loro benestare e mia madre venne a prenderci a Losanna. Non si può descrivere la gioia nel rivedere Papà dopo tutti questi eventi. Era lì ad aspettarci sul molo del porto di Funchal. Salì correndo sulla passerella per salutarci ed abbracciarci. Scorrevano lacrime di gioia mentre scendeva la scala portandomi in braccio. Più tardi la mia bisnonna mi raccontò il suo spavento nel vedere i cambiamenti nell’Imperatore: era invecchiato tanto e sul suo viso si leggevano la stanchezza e la preoccupazione. Nonostante quello non ebbe a scorgere sul suo volto un tratto di amarezza, ne udire dalle sue labbra una dura parola. Al contrario, sempre ripeteva:
“A noi va bene più di quello che meritiamo”.
Ci trasferimmo immediatamente a Quinta do Monte in una casa sulla montagna che ci era stata messa a disposizione da un patrizio portoghese. Papà aiutò a traslocare i pochi beni che ci rimanevano, facendo pacchi, caricandoli e scaricandoli. Nei ritagli di tempo si occupava di noi. Prese molte volte con se nelle sue passeggiate i miei fratelli maggiori, Ottone ed Adelaide. In questi giorni pareva che stesse lottando per la soluzione definitiva d’una questione che gli stava a cuore. Già da tempo aveva la certezza che Dio volesse che sacrificasse la sua vita per la salvezza dei suoi popoli. Comunicò la cosa a mia Madre che non seppe al primo momento che rispondere. Era attonita e turbata. L’Imperatore con grande fermezza gli disse:
“Il buon Dio farà quel che Egli vuole”.
Purtroppo alla fine di febbraio, il monte era assediato da un esercito di umide e fitte nebbie. Costruita per essere abitata d’estate, in casa mancavano il riscaldamento e la luce. C’era acqua solo in cucina. Le pareti trasudavano per l’ umidità e il cibo, che non mancava a noi bambini, era scarso per gli adulti. Papà si nutriva di pane ed acqua per lasciare la carne a Mamà, incinta di 7 mesi. Ben presto mio Padre si ammalò: tuttavia viste le scarse finanze non volle chiamare i medici. Solo dopo 2 settimane venne il Dottor Monteiro che giudicò il caso molto grave: aveva una bronco-polmonite.
Durante tutta la sua malattìa, Papà conservò la stessa tenacia e forza d’animo di sempre. Nonostante poi la febbre e gli indicibili dolori riusciva a dominare le proprie facoltà spirituali. I suoi pensieri andavano sempre a noi fanciulli: “Ho tanto desiderio dei bambini, diceva a mia madre, ma non permettere che entrino, sarebbe un’imprudenza”. Allora chiedeva alla Mamma di farci giocare sotto le sue finestre cosi poteva almeno sentire le nostre voci. Ogni giorno s’informava come stessero il giardiniere e il portinaio ch’erano ammalati. Mai chiese d’aver qualche sollievo. Pativa in silenzio senza far udire alcun lamento.
Era commovente, l’ardente desiderio di Papà di aver sempre con sé mia Madre. Se Lei si sedeva vicino al letto, allora era tranquillo, soprattutto quando gli teneva la mano. Se lei era fuori e si apriva la porta, allora egli domandava: “Sei tu?”. Eppure voleva ch’ella si riguardasse. “Sei stanca? Dovresti andare a passeggio. Quando andrai?” La Mamma rispondeva: “Andrò un altro giorno” “Perché?” “Rimango più volentieri da te” “ Ma ti farà bene” “Preferisco rimanere qui” “Sei sicura?” “Si” “Allora rimani, io sono così felice quando sei presso di me”. Fin all’ultimo istante pensò sempre a Lei, voleva sapere come si sentiva, come avesse dormito, voleva che condividesse con lui tutto ciò che di buono aveva. Nel delirio della febbre le offriva persino l’ossigeno perché a lui apportava un tale sollievo.
Una notte che Papà era molto agitato, mia Madre gli chiese quale fosse la cosa che lo inquietava. Lui rispose che andava tutto  ed egli finalmente manifestò il suo desiderio.
“Avrei caro di bere un po’  di acqua, ma solo a patto che tu non abbia per questo ad alzarti e stancarti nelle tue condizione”. Mortificato aggiunse: “Sempre sto vacillando fra il mio immenso amore per te e i bambini, e il mio egoismo dall’altra parte”.
Un bicchiere di acqua: questo era dunque quello ch’egli chiamava il suo egoismo!
Verso le 7 del mattino del primo aprile, si sentì  soffocare: le labbra  erano diventate azzurre e le mani e le braccia fredde. Allora mormorò a mia Madre: “Devo tanto patire affinché i miei popoli possano di nuovo trovarsi uniti.” S’accorse della presenza del Santissimo e ricevette la Santa Comunione. Disse di nuovo: “Non ne posso più. Voglio andare a casa. Voglio andare a casa con te. Ti prego…”
Poco dopo, Papà disse: 
“Caro Salvatore, proteggi i nostri figliuoli, Otto, Mädi, Robert, Felix, Karl Ludwig e, …come si prosegue?”.
La Mamma aiutò:
“Rudolf” ed egli proseguì: “Rudolf, Lotti e il piccolo”. Poi sussurrò a mia madre:
“Ti amo intensamente”. Circa mezz’ora prima della fine, aprì gli occhi e chiese: “La santa Comunione”. Mons. Zamboski decise di dare al Imperatore il Corpo del Signore ancora una volta. Il volto del morente che prima era stanco e serio, brillò di gioia nel ricevere il Sacramento. Quando provò con grande sforzo a recitare “l’ Ave Maria” la mamma lo supplicò:
“Ti prego, non pregare. Abbandonati al Salvatore”.
“Si, disse Papà, tra le braccia del Salvatore. Io con Te Gesù, io e i miei cari figliuoli con Te”.
La fronte coperta di sudore, il volto sempre più pallido e il respiro più lento, l’Imperatore disse in un sospiro: “Sia fatta la Tua volontà, Gesù, Gesù vieni!” Il respiro divenne irregolare, e infine disse: “Gesù”. Erano le 12 e 23 minuti del primo aprile 1922. Il cuore di mio padre non batteva più. Io avevo 3 anni.
Come mia Madre, l'Imperatrice Zita, amava ripetere: “Nella vita si può avere tutto: gli onori, il potere, il denaro, ma anche perderli in un batter d’occhio. Ciò che nessuno potrà mai toglierti è la fede e l’amore.

Anche a San Severo, in provincia di Foggia, c’è una reliquia del Beato Carlo.
Domenica 21 ottobre 2007, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta di San  Severo, è stata officiata una solenne Concelebrazione Eucaristica in onore del Beato Carlo I, presieduta da S.E.R. Monsignor Lucio A. M. Renna, Vescovo di San Severo. Alla conclusione del solenne rito, alla presenza dell’ambasciatore  d’Austria e del  console d’Austria presso la Santa Sede  e di altre autorità civili, militari e religiose, i nipoti del Beato Carlo I, gli Arciduchi Simeone e Maria d’Asburgo, hanno consegnato  al Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio una reliquia “ex ossibus” del Beato Carlo nelle persone di S.E. il Balì Gran Croce di Giustizia, decorato di Collare, Conte Don Vincenzo Capasso Torre Conte delle Pàstene, Presidente della Real Deputazione, e di S.E. il Balì  Gran Croce di Giustizia  Duca Don Diego De Vargas Machuca, Presidente della Real Commissione per l’Italia.
Il  Delegato delle Puglie, Cavaliere Jure Sanguinis  Don  Dario de Letteriis,   dopo aver rivolto un caloroso saluto ai presenti   ha detto:

… Il 29 gennaio 2005, i Cavalieri Costantinianì della Delegazione per le Puglie organizzarono in San Severo, nella Chiesa Croce Santa, una Solenne Concelebrazione Eucaristica in ringraziamento per la Beatificazione di Carlo I d’Austria.  Il Sacro rito fu presieduto da S.E. R.ma Mons. Seccia, al tempo Vescovo di San Severo, sempre attento alle istanze del Sacro Ordine. Per l’occasione, i Cavalieri Costantiniani distribuirono gratuitamente ai Fedeli intervenuti - per gentile concessione dell’ illustre Autore, espressami per iscritto - oltre trecento libretti contenenti il testo della conferenza tenuta a Roma il 13 maggio 2004, dall’ allora card. Joseph Ratzinger, oggi Sommo Pontefice Benedetto XVI, felicemente regnante, sul tema: “Europa, i suoi fondamenti spirituali ieri, oggi e domani”. Fu la prima manifestazione della Delegazione per le Puglie del Sacro Ordine: un successo. E la chiave di quel successo fu la felice combinazione del momento liturgico con l’azione catechetica, fondata sul forte richiamo alle radici cristiane dell’ Europa nella Santa Persona del Beato Carlo Imperatore. Da quel giorno, sempre confortato dal nostro infaticabile ed amatissimo Cappellano Capo Mons. Giovanni Pistillo, assunsi con me stesso e con i miei Cavalieri l’impegno di portare a San Severo, in custodia dei Cavalieri Costantiniani delle Puglie una Sacra Reliquia del Beato Carlo d’ Austria. Con grande commozione, con viva gioia, con profonda soddisfazione, posso dire che quel sogno oggi è diventato realtà: a San Severo abbiamo la Santa Reliquia del novello Beato, concessa al culto dei Fedeli in Italia, per volere della Imperiale e Reale Casa d’Austria, qui rappresentata dalle Loro Altezze Imperiali e Reali Simeone e Maria d’Asburgo, nipoti del Beato Imperatore. I Cavalieri Costantiniani della Delegazione delle Puglie hanno sentito, ancora una volta, il dovere di onorare con devozione Carlo d’ Austria, autentico Cavaliere Cristiano. L’esempio del Beato indicatoci dalla Santa Chiesa è un grande dono concessoci in un contesto storico particolarmente difficile, dove assistiamo a continue trasformazioni sociali e culturali. Condividiamo le preoccupazioni della Chiesa per questa Europa che, rinnegando le proprie radici cristiane, rinnega se stessa. È un’ Europa senza anima. E’ l’Europa del grande capitale in poche mani. È l’ Europa dove lobbies apertamente anticristiane, massoniche, sembrano avere il sopravvento. La Parola di Nostro Signore Gesù Cristo ci assicura: non prevarranno! I Cristiani non devono e non possono perdersi d’animo, anzi, devono continuare a professare con coraggio la Fede in Cristo, a essere testimoni dell’Evento di Cristo, dell’incontro fatto con il Dio che si è fatto carne per riscattare la carne, per dare al dolore dignità e speranza, per dare all’ uomo la vera libertà, la vera vita. Come Cavalieri Costantiniani vogliamo fare la nostra parte per testimoniare la nostra appartenenza a Cristo, per essere fedeli alla nostra gloriosa Storia, antica di diciassette secoli, che vede il Sacro Ordine da sempre impegnato nelle sue finalità che sono, come recitano i nostri antichi Statuti: “La glorificazione della Croce, la Propaganda della Santa Fede e la difesa della Santa Romana Chiesa, l’ossequio verso i poveri. “Pertanto, facciamo nostra l’esortazione che il Santo Padre Benedetto XVI rivolge al Popolo di Dio, quando afferma:  I Cristiani credenti dovrebbero concepire se stessi come una minoranza creativa e contribuire a che l’ Europa riacquisti nuovamente il meglio della sua eredità e sia così al servizio dell’umanità intera…”                                     .      Al Beato Carlo I  Nostro Signore concesse la grazia di morire guardando il Santissimo Sacramento e dicendogli: “Vieni Signore mio, Vieni!”.                                            .                Noi preghiamo, io prego, Nostro Signore affinché negli ultimi istanti della nostra vita su questa terra ci conceda due grazie: la prima di essere coscienti quanto basta per riconoscerci grandi peccatori che si affidano alla Sua Infinita Misericordia; la seconda di poter dire, almeno in cuore, se non con le labbra, “Io credo in un solo vero Dio, che è PADRE, FIGLIO E SPIRITO SANTO”.

Fa molto riflettere anche  quanto ha  detto durante  l’omelia  S.E.R. Monsignor Renna:

“… Il suo sogno era la pace e, seguendo l’insegnamento di Benedetto XV, cercò di indurre alla pace Gugliemo di Germania, che propose a Carlo di far passare dall’Austria Lenin, esule in Svizzera, perché andasse in Russia per abbattere con la rivoluzione comunista l’impero dello Zar. Carlo inorridì e avviò le “missioni di Sisto” (suo cognato intermediario) per favorire la pace. Tuttavia, Carlo ebbe un grande nemico, la Massoneria, la quale si propose di far sparire dall’ ‘Europa quell’Imperatore cattolico “capace di pensare con undici menti e di amare con undici cuori” (anglicano Gordon) che Benedetto XV riteneva “Santo…”.

Alla cerimonia erano presenti oltre cinquanta Cavalieri Costantiniani, provenienti da ogni parte d’Italia.
La reliquia è  ora custodita nella Chiesa di Croce Santa a San Severo, sede della Delegazione delle Puglie del Sacro Ordine.

 

Carlo I d'Austria tra politica e santità

Disponibili le registrazioni delle trasmissioni "Lettura d'autore: Carlo I d'Austria tra politica e santità" trasmesse su Radio Nuova Trieste nell'estate del 2010, a cura di don Vincenzo Mercante.

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Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia. - Vincenzo Mercante
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