Beato Carlo d'Austria

Gesù Divina Misericordia

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Conferenza dell'Arcivescovo mons. Gianpaolo Crepaldi in occasione della presentazione del libro "Carlo I d'Austria".

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RELAZIONE SUL PELLEGRINAGGIO DI PACE DELL’UNIONE DI PREGHIERA BEATO IMPERATORE CARLO PER LA PACE TRA I POPOLI
Trieste, 23 ottobre 2010 e Gorizia, 24 ottobre 2010

Si è svolto a Trieste e a Gorizia, rispettivamente sabato 23 ottobre e domenica 24 ottobre 2010, l’annuale pellegrinaggio internazionale di Pace dell’Unione di Preghiera Beato Imperatore Carlo per la Pace tra i Popoli.
I significati del Pellegrinaggio internazionale di Pace e le motivazioni che hanno indotto a scegliere le città di Trieste e Gorizia sono stati illustrati ai giornalisti il giorno di lunedì 11 ottobre presso la sala conferenze del Circolo della Stampa a Trieste.

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Unione di preghiera Beato Imperatore Carlo per la Pace tra i Popoli

Sabato 23 ottobre 2010 - Trieste
Domenica 24 ottobre 2010 - Gorizia

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Biografia PDF Stampa E-mail
Scritto da Renzo Allegri   
Indice
Biografia
I titoli di Carlo I
Carlo e Zita
L'ascesa al trono
Il matrimonio con Zita
La morte di Carlo I
Tutte le pagine

Il matrimonio con Zita

13Grande importanza ebbe nella sua vita la moglie Zita. Si erano conosciuti da ragazzi. Zita, che era nata in Italia, a Pianoro, in provincia di Bologna, apparteneva ai Borboni-Parma. Era la diciassettesima dei ventiquattro figli di Roberto di Borbone Parma, ultimo titolare del Ducato di Parma e Piacenza. Quando aveva sette anni, fu compagna di giochi di Carlo nella tenuta di famiglia di Schwarzau, vicino a Vienna, dove, con la famiglia, trascorreva i mesi estivi. Poi si persero di vista perchè lei andò a studiare prima in Inghilterra e poi in un collegio di suore in Baviera. Si rividero nel 1910. Zita era molto carina e Carlo ne fu subito conquistato. Quando poi seppe che doveva essere promessa a don Jaime duca di Madrid, si affrettò a chiederla in moglie. Si fidanzarono il 13 giugno 1911 e si sposarono pochi mesi dopo, il 21 ottobre, con una cerimonia naturalmente molto sfarzosa alla presenza anche del vecchio imperatore Francesco Giuseppe.
«Al processo di beatificazione Zita fu una delle principali testimoni e le sue deposizioni giurate sono state straordinarie e preziose perchè hanno permesso di poter conoscere a fondo la vita interiore di Carlo», racconta l’avvocato Ambrosi, «Lei raccontò che solo a poco a poco si rese conto della bontà e della fede dell’uomo che amava. Riferendosi ai primi tempi della loro conoscenza, disse: “ Già allora mi pareva un cattolico veramente buono, ma non potevo completamente capire quanto grande e profonda fossero la sua bontà e la sua fede. S otto l'influsso della santa Co­munione dapprima frequente, poi quotidiana, si svilupparono le virtù, che erano nel suo carattere e gli erano concesse dalla grazia di Dio. Questo crescere era così poco appariscente e così naturale, che mi riusciva diffi­cile percepirlo. Non vi era nulla a metà in lui. La mancanza d'ogni presunzione, la sua refrige­rante naturalezza e semplicità, si approfondivano in sempre maggiore umiltà. La sua affettuosità di cuore ed il suo desiderio di far felice tutta la gente ricevevano sempre più una impronta paterna ed una profonda, consapevole prontezza al sacrificio. La sua fortezza ed il suo senso del dovere divennero totale dedizione al dovere datogli da Dio”».
La caratteristiche fondamentali della spiritualità di questo imperatore, furono quelle tradizionali di ogni santo: la fede fervente, la speranza instancabile, la carità, il suo amore infinito per i poveri, per i meno fortunati, e anche per i suoi nemici. E poi, l'umiltà, la pietà, la modestia. La consapevolezza del proprio essere figlio di Dio, che vive in mezzo agli uomini, figli di Dio, tutti, indistintamente. La grande venera­zione per l'Eucaristia e la filiale devozione alla Madonna. Come ha dimostrato il processo di beatificazione, egli esercitò le virtù cristiane sempre, e in forma eroica. Le esercitò in particolar modo negli anni dell’esilio.
Sofferenze, umiliazioni le più cocenti, disinganni, mortificazioni: s opportò tutto senza mai lamentarsi. Il capo di una dinastia tanto prestigiosa e gloriosa, come la Casa d'Asburgo, era trattato e perseguitato in modo indegno dalle potenze nemiche. Eppure, dalla sua bocca non uscì mai la minima parola di biasimo verso i nemici.
In esilio si trovò abbandonato da tutti. E non aveva più niente. Gli erano stati rubati anche i gioielli di famiglia che pensava di vendere per dare da mangiare ai suoi figli. Non è esagerato dire che patì la fame. Ma tutto questo lo visse in serenità e pazienza. Si stabilì dapprima in Svizzera a alla fine a Funchal, nell’isola portoghese di Madeira.
Monsignor Ernesto Seydl, che gli fu vicino nel periodo dell’esilio, ha scritto: «Assisteva quotidianamente alla santa Messa, faceva la Comunione e restavo sempre colpito dal profondo raccoglimento con cui l'imperatore faceva il ringraziamento dopo la Comunione. Si vedeva come, chiuso a tutte le impressioni del mondo esterno, fosse completamente immerso in Dio. La sera tardi tornava sempre ancora una volta con l’Imperatrice per una visita al Santissimo. Ero spesso commosso nel più profondo dell'anima, vedendo inginocchiati davanti all'Eucaristico Dio nel silenzio notturno i due duramente provati, illuminati solo delicatamente dal chiarore della lampada eucaristica».



 

Carlo I d'Austria tra politica e santità

Disponibili le registrazioni delle trasmissioni "Lettura d'autore: Carlo I d'Austria tra politica e santità" trasmesse su Radio Nuova Trieste nell'estate del 2010, a cura di don Vincenzo Mercante.

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Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia. - Vincenzo Mercante
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