Beato Carlo d'Austria

Gesù Divina Misericordia

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Conferenza dell'Arcivescovo mons. Gianpaolo Crepaldi in occasione della presentazione del libro "Carlo I d'Austria".

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RELAZIONE SUL PELLEGRINAGGIO DI PACE DELL’UNIONE DI PREGHIERA BEATO IMPERATORE CARLO PER LA PACE TRA I POPOLI
Trieste, 23 ottobre 2010 e Gorizia, 24 ottobre 2010

Si è svolto a Trieste e a Gorizia, rispettivamente sabato 23 ottobre e domenica 24 ottobre 2010, l’annuale pellegrinaggio internazionale di Pace dell’Unione di Preghiera Beato Imperatore Carlo per la Pace tra i Popoli.
I significati del Pellegrinaggio internazionale di Pace e le motivazioni che hanno indotto a scegliere le città di Trieste e Gorizia sono stati illustrati ai giornalisti il giorno di lunedì 11 ottobre presso la sala conferenze del Circolo della Stampa a Trieste.

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Unione di preghiera Beato Imperatore Carlo per la Pace tra i Popoli

Sabato 23 ottobre 2010 - Trieste
Domenica 24 ottobre 2010 - Gorizia

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Biografia PDF Stampa E-mail
Scritto da Renzo Allegri   
Indice
Biografia
I titoli di Carlo I
Carlo e Zita
L'ascesa al trono
Il matrimonio con Zita
La morte di Carlo I
Tutte le pagine

L'ascesa al trono

carlo_d_asburgo-13Carlo nacque nel 1887. Sul trono Austro-Ungarico regnava, fin dal 1848, Francesco Giuseppe e l’Imperatrice Sissi. Carlo era un loro pronipote. Era il primogenito dell’Arciduca d’Austria Ottone Francesco, nipote di Francesco Giuseppe. Nella linea di successione al trono imperiale austriaco, Carlo occupava il quinto posto. Nessuno poteva immaginare, allora, che sarebbe toccato a lui prendere il posto del mitico Francesco Giuseppe. Ma una serie di drammatiche circostanze sovvertirono tutte le logiche previsioni. L’unico figlio maschio dell’Imperatore Francesco Giuseppe e dell’Imperatrice Sissi, Rodolfo, morì misteriosamente nel 1889 a Mayerling, insieme alla sua giovane amante Mary Vetsera, senza lasciare figli maschi. Il fratello minore di Francesco Giuseppe, Massimiliano, era diventato imperatore del Messico e era stato fucilato dai rivoluzionari già nel 1867. L'arciduca Carlo Ludovico, secondo fratello di Francesco Giuseppe, morì nel 1896. Allora divenne principe ereditario l'arciduca Francesco Ferdinando, figlio di Carlo Ludovico; ma, a causa del suo matrimonio morganatico con una semplice contessa, fu costretto a rinunciare ai diritti al trono per gli eventuali figli, e ad accettare, come erede presuntivo, il proprio fratello, Otto, padre di Carlo. Ma prima morì Otto, a soli quarant’anni; poi, nel 1914, Francesco Ferdinando fu assassinato a Serajevo. Una serie di lutti e di tragedie quindi aveva portato Carlo ad essere erede al trono. Carlo ricevette la normale educazione che gli Asburgo riservavano ai loro rampolli: l’apprendimento delle varie lingue parlate nell’Impero, corsi ginnasiali e liceali presso l’abbazia benedettina degli “Schotten” a Vienna, e poi studi universitari a indirizzo giuridico a Praga. Ma fin da quando era un ragazzo, mostrò una grande attenzione e un profondo interesse per i valori religiosi. L’ambiente non era certo favorevole a questi valori. Suo padre, uomo affascinante ma libertino, non gli diede buoni esempi. Ma è difficile conoscere i rapporti che si instaurano nell’animo tra la persona e Dio, quando la persona risponde alla chiamata divina. E’ il mistero della vita spirituale e della santità.
A 16 anni, Carlo entrò nell’esercito e vi rimase fino alla fine della guerra, fino a quando dovette andare in esilio. Gli piaceva la vita militare. Tra i soldati si trovava perfettamente a suo agio. Era molto buono e disponibile con i suoi camerati, ai quali non solo non fece mai pesare il suo rango, bensì faceva di tutto per farsi sentire uno di loro. La vita militare è dura, a volte crudele e anche rozza. Ma come succede sempre con le persone che tendono alla perfezione, Carlo trasformava gli ambienti e le persone con i quali veniva in contatto. Non si lasciava influenzare, ma era lui che influenzava, cambiava, migliorava con la sua bontà e la sua condotta.
Subito dopo le nozze, prestava servizio militare a Vienna. Alla vigilia di Natale seppe che un camerata desiderava tanto poter andare a casa a festeggiare con la famiglia, ma era ufficiale di picchetto e non poteva muoversi. Carlo prese il suo posto permettendo al soldato di correre a casa.
Durante la guerra era generale comandante di corpo d'armata. Il suo posto preferito era la prima linea da dove né i pezzi d'artiglieria che gli piovevano accanto, né i bombardamenti aerei ne­ mici lo fecero mai indietreggiare. Era temprato ad ogni fatica, dormiva su un ruvido letto da campo insieme alla truppa. Anche se era successore al trono imperiale, non voleva mai niente di speciale per sé. Quando c’erano dei feriti, si inginocchiava accanto a loro e li medicava. Se qualcuno moriva tra le sue braccia, piangeva senza vergognarsi. Una volta, per salvare la vita di un soldato ferito, si gettò nelle acque gelide dell’Isonzo in piena rischiando egli stesso di venire travolto. Divenuto Imperatore, continuò a comportarsi come aveva sempre fatto, visitando le truppe al fronte, sfidando i bombardamenti nemici, fermandosi a parlare con i soldati, inginocchiandosi accanto ai feriti.
Era un soldato, ma non un sostenitore della guerra. Come soldato faceva il suo dovere da soldato. Ma quando si trovò sul trono, fece di tutto per raggiungere la pace. Non era stato lui a iniziare la guerra, però si im pegnò con tutte le sue forze per fermarla. Su questo non ci sono dubbi e sono innumerevoli le testimonianze che lo documentano. In uno dei suoi primi discorsi da Imperatore disse: “ Grandi compiti stanno davanti a noi. Il compito principale, che deve aver presente colui che è responsabile delle sorti della monarchia è di avviare il più presto possibile una buona pace”.
Per raggiungere questo scopo, mise subito in atto varie iniziative che da molti vennero ritenute temerarie. Esonerò l'arciduca Federico dalla sua carica di co­mandante in capo dell'esercito perchè riteneva che non fosse un uomo di pace; trasferì la sede del comando supremo da Teschen a Baden presso Vienna, per poter essere sempre presente alle riunioni; allontanò i fanatici della guerra dai posti di comando, alcuni li destituì; si oppose all’uso di gas letali . contro il nemico, già usati dai tedeschi; rifiutò il ricorso ai sottomarini per colpire le città nemiche che si affacciavano sull'Adriatico, ed in primo luogo Venezia: per lui la popolazione civile era assolutamente intoccabile. Per sostenere queste sue iniziative, si urtò con gli alleati che lo accusarono di essere un debole e un vile. I suoi tentativi di fermare la guerra furono definiti “un tradimento nei confronti dell'alleato tedesco”.
Durante la guerra, non si preoccupava solo dei soldati, ma anche della popolazione. In tutto l’impero erano drammatiche le difficoltà di approvvigionamento di generi di prima necessità, vettovaglie e perfino il carbone per riscaldarsi. Tutti i cittadini dovevano affrontare la dura realtà dell'economia di guerra e lo faceva anche l’imperatore. Visse con la sua famiglia adottando le razioni di cibo stabilite per la popolazione. Organizzò cucine di guerra per dar da mangiare a chi non ne aveva. Impiegò i cavalli di corte per l'approvvigionamento di carbone dei viennesi. Lottò contro usura e corruzione, regalò ed elargì più di quanto permettessero i suoi mezzi. Al Comando supremo a Baden rifiutava il pane bianco che veniva passato, e sotto gli occhi degli ufficiali profondamente con­fusi, mangiava il pane di guerra nero.

In piena Prima guerra mondiale, fu il sovrano che fece di tutto per convincere gli altri Capi di Stato a firmare la pace senza condizioni. Il suo sogno era il raggiungimento di una pace mondiale. Mirava a superare i nazionalismi per formare una Grande Comunità Europea basata sulla cooperazione, sul rispetto delle minoranze, delle autonomie, delle culture, e delle singole persone, consapevole che ogni persona è unica, irrepetibile, con un progetto da realizzare che solo Dio conosce. Ma nessuno dei Capi di Stato di allora lo comprese. Giudicavano le sue teorie “utopiche”. Fecero di tutto per isolarlo. Lo calunniarono, lo tradirono, costringendolo all’esilio dopo solo due anni di regno. Se lo avessero ascoltato, l’Europa unita sarebbe nata molto prima, avrebbe avuto una Carta costituzionale più giusta e certamente non avrebbe patito gli orrori della terribile seconda guerra mondiale.



 

Carlo I d'Austria tra politica e santità

Disponibili le registrazioni delle trasmissioni "Lettura d'autore: Carlo I d'Austria tra politica e santità" trasmesse su Radio Nuova Trieste nell'estate del 2010, a cura di don Vincenzo Mercante.

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Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia. - Vincenzo Mercante
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